Stimolazione cognitiva
Percorsi individuali e di gruppo
Così come ci prendiamo cura del corpo attraverso le visite mediche, la fisioterapia, l’assistenza domiciliare, ecc., allo stesso modo possiamo prenderci cura della mente.
Come?
Attraverso incontri individuali o di gruppo di Stimolazione Cognitiva.
Chi può partecipare
Persone anziane che…
… passano molto tempo al domicilio
… hanno bisogno di essere stimolate in maniera professionale e continuativa
… non vogliono o non possono frequentare un centro diurno
… sono sole e con poche interazioni sociali
Per case per anziani, Spitex, enti e associazioni che…
… vogliono fornire un servizio mirato e professionale ai propri ospiti
… desiderano proporre ai loro clienti un servizio di stimolazione cognitiva
Obiettivi
– Stimolare e mantenere le abilità residue
– Rallentare il decadimento cognitivo
– Ritardare il processo di istituzionalizzazione
– Valorizzare le proprie competenze e l’immagine di sé
– Stimolare la memoria
– Favorire l’attenzione e la concentrazione
– Stimolare la funzione linguistica
– Mantenere gli interessi del passato
Percorsi per gruppi
I percorsi per i gruppi sono principalmente pensati per le case per anziani, i centri diurni o altre strutture di socializzazione che prevedono l’organizzazione di percorsi d’incontri a cadenza settimanale o quindicinale.
La durata dell’intervento è generalmente di un’ora e può essere strutturata su più settimane o mesi.
I percorsi proposti sono studiati ad hoc per gli obiettivi del gruppo, oppure possono essere scelti tra il ventaglio che propongo e che ho già ampiamente avuto modo di mettere in pratica con numerosi gruppi di anziani.
Di seguito alcuni esempi:
Per case anziani, centri diurni, luoghi aggregativi e strutture di socializzazione
Proposte variate e mirate secondo gli obiettivi
Durata degli interventi su misura e in base alle esigenze della struttura
Collaborazione con il personale curante
PROPOSTE DI PROGRAMMI
Albo dei ricordi
Materasso in foglie di granoturco; ricordi da "I mestieri di una volta" di B. Botticchio
Tra le professioni itineranti, si poteva vedere, talvolta, il materassaio. Quando, facendo le mie ricerche, ho letto di questa professione ero davvero strabiliata. Invece, i miei cari partecipanti agli incontri dell’attività “I mestieri di una volta” si sono ricordati di questa figura che apriva i materassi per tirare fuori tutta la lana, lavarla, “rimetterla in forma” per poi imbottire nuovamente il materasso e ricucirlo. Ma la cosa che amo di questo mio lavoro è che uno stimolo dato in modo corretto è come un sassolino lanciato accuratamente nel lago, genera tanti cerchi. Nel mio caso accade che vengono a galla tanti altri ricordi. In questo caso si è trattato di una persone che si è ricordata che da piccola non aveva il materasso imbottito di lana, bensì di foglie di granoturco. Non è finita qui perché spesso, se ci pensate, da bambini ci ricordiamo dei piccoli dettagli di situazioni singolari e il signore in questione si ricordava che nel materasso c’era un buco dal quale si divertiva a sfilare le foglie di granoturco. Grazie a questo suo ricordo, anche un altro signore ha potuto richiamare alla memoria che dalla sua nonna dormiva su un materasso imbottito di foglie di grano turco.
Il gelataio itinerante; ricordi da "I mestieri di una volta" di B. Botticchio
Ieri si è svolto il secondo incontro del ciclo “I misteri di una volta” che mi porta, come una viaggiatrice di altri tempi, a spasso con la mia valigia, da un gruppo all’altro del nostro amato territorio. Ieri abbiamo ricordato i mestieri itineranti. Erano molte le professioni che vedevano giungere nelle piazze dei paese artigiani specialisti di “qualcosa”. La sorpresa è stata tanta quando alla mia domanda: “Se tornate alla mente quando eravate bambini, quale personaggio vi viene in mente che girava di paese in paese a portare i suoi servizi?” Un gentil Signore di 94 anni, subito spalanca gli occhi, mi guarda e con la voce che vorrebbe essere un’esclamazione ma che in realtà si presenta un po’ stanca, esclama: “Il gelataio!”. Da lì, inizia con una descrizione accurata del carretto del gelataio trainato da un asino, una specie di trombetta che annunciava il suo arrivo, un solo gusto in stock e diversi bambini che non potevano permettersi il lusso del gelato.
La cucina elettrica in casa; ricordi da "Come era, come è" di B. Botticchio
Basta poco per sbloccare un ricordo e quello di questa signora ultra centenaria è davvero magnifico:
“Nella mia famiglia penso che la cucina elettrica è arrivata un po’ prima rispetto agli altri: mio papà era elettricista.
Quando aveva 14 anni (fine 1800) ha imparato come mestiere quello di andare ad accendere i lampioni in strada. La corrente c’era solo nelle vie della città, nelle case usavamo ancora le lampade ad olio, io mi ricordo. Con il passere degli anni e il progresso lui ha sviluppato la professione di elettricista.”
La prima lavatrice; ricordi da "Come era, come è" di B. Botticchio
Mi sorprende sempre vedere come il mio lavoro può riportare a galla ricordi così precisi e pieni di significato. È il caso di questa signora:
“Io mi ricordo che con il mio primo stipendio da infermiera ero andata a comprare una lavatrice per mia mamma. Era contentissima, me la vedo ancora davanti agli occhi come se fosse oggi.”
Lo scaldaletto rudimentale; ricordi da "Come era, come è" di B. Botticchio
Tra vari esempi di scalda letto antichi che ho proposto al gruppo, ecco che una signora mi rivela questo metodo:
“Mi ricordo che per scaldare il letto, prima di ricevere la bouillotte avevamo l’abitudine di scaldare dei mattoni vicino al fuoco e poi mettevamo quelli nel letto.”
Ricordo poi condiviso e confermato anche da altri partecipanti.
Il burro senza frigorifero
Stavamo parlando di quando in casa ancora non c’era il frigorifero e una signora all’imporvviso mi rivela quanto segue:
“Mi ricordo che mettevamo il burro nel lavandino e lasciavamo cadere, goccia a goccia, l’acqua sopra per tenerlo fresco.”
Messaggio segreto sotto al francobollo; ricordo da "Come era, come è" di B. Botticchio
Ho portato come tema quello legato alla scrittura delle lettere, al tempo impiegato per la stesura e anche a quello dell’attesa. Sono emersi numerosi ricordi tra cui quello di questa signora che racconta un ricordo che sua mamma le aveva confidato:
“All’epoca i genitori controllavano tutto. Se arrivava una lettera, prima la leggevano loro e, se reputavano che andava bene, che non c’era scritto niente di “inadeguato”, la consegnavano. I miei nonni facevano lo stesso con le lettere che si scrivevano i miei genitori. Però loro, per scambiarsi messaggi più “intimi”, si erano messi d’accordo che scrivevano un messaggio segreto, normalmente la parola “Baci” o “Bacetti” sotto al francobollo prima che venisse affrancato.”
In un altro gruppo mi hanno addirittura raccontato che esisteva un vero e proprio codice segreto in base a come veniva affrancato il francobollo…
Il telegramma in codice "Come era, come é" di B. Botticchio
Nel quadro di un incontro dedicato ai metodi di comunicazione che hanno caratterizzato gli ultimi decenni, si é ricordato anche il telegramma. Il partecipanti all’incontro mi hanno presto fatto presente che pur essendo un metodo di comunicazione rapido il suo costo non era trascurabile perché si pagava a parola. Così, un paio di partecipanti, mi hanno raccontato che si ricordano l’invio di telgrammi con la semplice dicitura “SSSS”. Cosa significa? “Sono Sano Senza Soldi”.
Percorsi individuali
Una volta a settimana per un’ora a domicilio
Percorso personalizzato sulla base degli interessi individuali
Valorizzazione delle competenze residue
Collaborazione con il personale curante

Cosa si fa
Si parte dagli hobby e dalle passioni della persona per costruire un percorso di incontri settimanali di un’ora circa.
I percorsi sono individuali e seguono le competenze del singolo.
Si può spaziare da lavori sulla propria biografia, su attività creative, lettura e ascolto di narrazioni, musica ed emozioni, arte e letteratura, canto, cucina e tanto altro!
La mia esperienza mi permette di stabilire una relazione privilegiata basata sull’empatia e di comprendere le esigenze emotive e psicologiche della persona sulla quale poi costruisco percorsi di stimolazione cognitiva del tutto personalizzati.
Le persone si sentono così valorizzate, ascoltate e importanti in ciò che sono oggi e nel loro percorso di vita.
Su queste basi si può lavorare con serenità e gli interessati ne beneficiano molto.






Ad hoc e formazione personale
La collaborazione di un’ operatrice in stimolazione cognitiva è molto interessante perché permette di sviluppare attività complementari a quelle portate avanti nel quotidiano dal servizio di animazione già presente in struttura. È una figura in più con la quale condividere idee di sviluppo e di miglioramento in funzione dei residenti e delle varie situazioni che possono crearsi all’interno di una struttura residenziale per persone anziane.
Le attività proposte o create su misura possono essere animate direttamente da me oppure posso essere chiamata a formare il personale che sarà incaricato di portare avanti il progetto realizzato.
Chi sono
Mi chiamo Barbara Botticchio, classe 1984.
Da oltre dieci anni sono attiva sul territorio cantonale in veste di operatrice sociale.
È nel 2016 che sono entrata per la prima volta a contatto con il settore della terza e quarta età; da quel momento non ne sono mai più uscita.
Ho conosciuto la realtà delle persone anziane e dei loro famigliari a domicilio, così come la quotidianità in istituzione (casa anziani).
Ho visto da vicino quanto il mio lavoro porta beneficio alle persone con le quali collaboro.
Gli incontri con me diventano momenti molto attesi. Perché?
La mia esperienza mi permette di stabilire una relazione privilegiata basata sull’empatia e di comprendere le esigenze emotive e psicologiche della persona sulla quale poi costruisco percorsi di stimolazione cognitiva del tutto personalizzati.
Le persone si sentono così valorizzate, ascoltate e importanti in ciò che sono oggi e nel loro percorso di vita. Su queste basi si può lavorare con serenità e gli interessati ne beneficiano molto.
La mia esperienza in questo settore mi ha portata a sviluppare una
tipologia particolare di attività molto efficaci per persone che sono
entrate nella terza e nella quarta età.
L’approccio utilizzato verte a
fornire uno stimolo divertente, suggestivo o che suscita un’emozione e
ad utilizzarlo come strumento per la valorizzazione di obiettivi cardine quali:
– Valorizzazione di sé e delle proprie esperienze
– Diritto e valore della propria parola
– Supporto nell’interazione e nella condivisione con l’altro
– Formulare scelte e opinioni
– Manifestare emozioni con accoglienza e non giudizio

TESTIMONIANZE

